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Il piacere è peccato?

secondoArticolo

«Non giudicare se un giorno non vorrai essere giudicata!» Mi ripeteva sempre mia nonna.

Chi siamo noi per puntare l'indice contro qualcuno? Chi siamo noi per sentenziare un vissuto che non ci appartiene? Devo ammettere che, pur avendo ricevuto questo insegnamento, mi sono trovata spesso nella situazione di esprimere dei giudizi morali prima che la vita mi sbattesse in faccia la natura umana che ci accomuna tutti e che come tale ci rende fallibili.

Le infrazioni commesse per amore, ad esempio, sono da considerarsi errori qualora non rispettino le regole dettate dal vivere comune che si è imposto per un ordine sociale delle cose? In quel caso, l'amore è sbagliato, è proibito, è peccato?

E qui entriamo in una sfera quasi inaccessibile: il peccato!

Da quello originale a quello veniale, quante forme di peccato conosciamo? Ma poi, cos'è il peccato? E chi stabilisce cosa sia peccato?

Io concepisco come peccato solo il nuocere a qualcun altro, il ferirlo con la consapevolezza di farlo.

Il tradimento, per esempio, pur non condividendone l'atteggiamento, devo ammettere che non credo affatto che ci sia nessuno che porti via qualcuno ad un altro; se ci si allontana, vuol dire che già ci si era smarriti nella steppa, già si brancolava nel buio pesto di una foresta fitta e nera, già ci si era ammalati di qualche strana solitudine che ci aveva irrimediabilmente persi. Ricordiamo che la luce filtra dove c'è la crepa, se la struttura è solida, è inattaccabile!

E poi, scusate, ma per me il vero peccato mortale in questa vita, è rinunciare alla felicità! E l'amore è felicità quando irrompe prepotentemente e ci destabilizza all'improvviso, quando inverte la nostra rotta prima ancora di averci dato il tempo di decidere dove e se svoltare, quando ci stravolge ogni credo imponendosi con nuove dritte che offrono visioni differenti anche dinanzi a vecchi panorami. Ci alleggerisce, elimina le zavorre che abbiamo accumulato nel tempo, ci salva dalla morte. Già, perché se hai paura di morire è perché hai la consapevolezza che non stai vivendo! Mentre vivi, sei così affamato di bellezza da non avere tempo e spazio per le paure, i dolori e i pensieri negativi. Sei così impegnato a consumare sospiri da non preoccuparti di quanti respiri avrai ancora a tua disposizione. Ma è facile amarsi? Oh, sì, lo sarebbe, se si abbattessero tutte le sovrastrutture cerebrali e ci esprimessimo nella nostra essenza primordiale, se fossimo capaci di vivere l'amore con quella libertà che urla e scalpita nel nostro cuore, se potessimo infischiarcene dell'opinione comune, dell'ordine sociale, dell'apparenza che impone quel teatro della falsità che col tempo finisce per appartenerci, per essere normale. Ci abituiamo a contenerci, a preservarci, a limitarci, ci adeguiamo morendo e rinunciando alla passione, alla bellezza, al sentimento puro ed essenziale di una vera emozione. Studiamo tattiche, immaginiamo soluzioni, scappiamo dalle migliori situazioni. Perché, se è vero che nell'umano viaggio, la felicità è la nostra massima aspirazione, quando quella ci si accosta, consapevoli della sua fugacità la temiamo così tanto da allontanarcene. Scegliamo il limbo della sicurezza, della noia, della quotidianità scandita dal supremo ordine che ci consiglia di obbedire e conformarci all'abitudine all'infelicità. Dirsi sì, invece e assecondarsi nel desiderio di ciò che si agogna davvero, è cosa buona e giusta. La rinuncia non è una pratica positiva, ed esercitandola, può diventare un'abitudine pericolosa.

Il piacere è peccato, e chi l'ha detto? Per me il vero peccato è instillare nella mente di qualcuno l'idea che il piacere possa essere peccato.

E voi, cosa ne pensate? 

Diventa chi sei
Viviamo per sceglierci o ci scegliamo per vivere?

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