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La passione è il carburante del motore che muove il mondo

passion Passione

Cosa sarebbe il mondo senza passione? Cosa saremmo noi esseri umani senza il sacro fuoco di questo sentimento in grado di motivare la nostra esistenza? Dei robot che assolvono quotidianamente a delle azioni meccaniche, delle macchine con automatismi impostati per produrre, dei corpi vuoti senza desideri, senza volontà, senza sogni! 

Denis Diderot descriveva invece le passioni come "inclinazioni, desideri e avversioni portate a un certo grado di intensità, combinate con una sensazione indistinta di piacere o dolore, causate o accompagnate da un movimento irregolare del sangue e degli spiriti animali. Possono essere così forti da inibire qualsiasi pratica della libertà personale, uno stato in cui l'anima è in un certo senso resa passiva, da cui il nome di passioni. Questa inclinazione o cosiddetta disposizione dell'anima, nasce dall'opinione che noi sosteniamo che un grande bene o un grande male è contenuto in un oggetto che in se stesso suscita passione.

Quando parlo di passione, io però non mi riferisco solo a quella amorosa, ma a quella forza potente che ci spinge a operare nel mondo, a quell’istinto che immediatamente ci fa scegliere di amare o meno, a quel potente movimento interno dell’anima che ci spinge oltre ogni sacrificio a spenderci senza riserve verso qualcuno o qualcosa. 

“È la passione a spingerlo”… diciamo di qualcuno che ama il suo lavoro e non si concede pause da esso. “È stata una passione smodata”, diciamo commentando un amore che ha compiuto gesta eroiche pur di vincere. C’è riuscito perché aveva passione, diciamo quando qualcuno raggiunge un traguardo insperato!

Questo, a mio avviso è tutt’altro che la perdita della libertà, tutt’altro; è la libertà espressa fino in fondo verso qualcosa che ci attrae irrimediabilmente e che non possiamo far altro che assecondare e seguire. 

Forse la si può intendere come sentimento capace di toglierci la razionalità e la libertà, se intesa come dominante sul nostro essere… Allora sì che c’inchioda e ci governa.

Ma cos’è la passione? Quando possiamo dire di provarla?

La psicoanalisi ha introdotto un nuovo punto di vista, non più filosofico, sulle passioni considerandole nell'ambito di un meccanismo di repressione-liberazione delle pulsioni. In ambito psicoanalitico, secondo Freud la passione basilare da cui dipende l'azione dell'uomo prende il nome di libido.

Il concetto nella sua accezione moderna non si riferisce soltanto all'amore romantico, ma più in generale alla motivazione e al piacere risultante dallo svolgere un'attività (lavoro, hobby, ecc.).

Prendiamo in esame la passione amorosa per iniziare…

Passione viene da patire, soffrire. Noi parliamo della passione di Gesù Cristo, della passione di Giovanna d’Arco. L’amore diventa passione quando diventa tensione, sofferenza.

La passione è un amore in cui ogni aspirazione, ogni pensiero, ogni desiderio, sono protesi verso un amato che non si può raggiungere pienamente. È una sete inestinguibile che rinasce ogni istante senza dare tregua, e si placa soltanto quando si è con l’oggetto dei propri desideri.

L’amore passionale è come una follia, come una malattia da cui ci si difende. Per questo la tradizione ha immaginato che potesse dipendere da un filtro. Ma la passione c’è anche oggi quando i due amanti sono costretti a restare lontani, a vedersi poco, e il loro desiderio di stare insieme, di fare all’amore, di fondersi è impedito e diventa straziante.

Quindi la passione è tormento, è quel male sottile e piacevolissimo che accompagna un desiderio forte e mai completamente raggiungibile, travolgente ma mai compiuto totalmente.

Si dice che il matrimonio possa essere la tomba dell’amore, perché?

Lì dove per amore s’intende quello passionale, molte volte è vero. Il fatto stesso di aver conquistato una persona e di averla ogni giorno al proprio fianco, toglie quella tensione verso la stessa, imprescindibile per provare passione. La passione si realizza nell’irraggiungibile, nel non compiuto, nel sospeso che tende a realizzarsi senza compiersi mai del tutto.

La passione cerca disperatamente d’ investire il suo ambiente secondo un’economia che non è quella acquisitiva e rassicurante dell’amore, ma quella dispersiva che, mentre cerca la rassicurazione, vuole nello stesso tempo essere smentita, rifiutata, delusa, vuol sentirsi dire che le cose non stanno così.

Ed effettivamente non stanno così, perché non c’è nessun evento della realtà che sia davvero all’altezza della passione, per la quale sono frivolezze secondarie la prova dell’affetto, del piacere, della domesticità, dell’amare e dell’essere amato, costellazioni patetiche di umori, desideri, sguardi, volti. E questo perché la passione conosce il destino e non lo scambio, dove tutte le compensazioni sono possibili, gli equilibri raggiungibili , le relazioni ottimizzabili. Nella passione non c’è scambio, perché l’altro non esiste se non nella testa di chi ama. L’altro è solo la materia per la sua creazione. 

Qui vediamo in azione la fantasia che è la materia di cui la passione si alimenta. Chi ha una fantasia molto sviluppata ha più probabilità, rispetto ad altri, di vivere questa esperienza che consente alla costruzione fantastica di assumere una vita autonoma o, come dice Stendhal, di “ripagarsi con una moneta che conia da sé, evitando per sempre la noia costantemente in agguato nei limi­ ti della realtà. 

La realtà non accoglie solo il terrore di essere rifiutati da quella fonte unica di ogni gioia che è la persona amata, ma anche la paura di essere amati da questa creatura perfetta. Nel caso infatti in cui si è ricambiati, la felicità reale prende il posto di quella fantastica, e siccome non c’è realtà che possa eguagliare la fantasia “dobbiamo ben guardarci,” ammonisce Flaubert , “dal toccare l’idolo per paura che la sua patina dorata ci rimanga attaccata alle mani”.

La passione, infatti, può continuare la sua creazione fantastica solo se ad alimentarla sono il dubbio e l’incertezza che, scrive Stendhal: “tengono desto il desiderio e viva la scintilla della passione che la certezza, invece, uccide”. Senza certezza, e in uno stato di irrequieta tensione, si approda alla “seconda cristallizzazione”, in cui la felicità scaturisce dalla temporanea vittoria sulle incertezze che la passione alimenta, perché “fa dubitare delle cose più certe”. Sciolta dalla realtà, la passione si fa inquieta , lambisce il sogno a occhi aperti, esponendosi senza ritegno al gioco dell’illusione e della delusione, che non impedisce il rifiorire dell’incertezza sul tronco snervato del desiderio, in un’offerta affollata di speranze insoddisfatte.

Sembrerebbe un sentimento divorante e ingannevole, visto che per nutrirsi necessità di un’illusione, di una falsa promessa, di un sogno che non aspira al risveglio mentre spera di nutrirsi per sempre di fantasie e inquietudini, di sacrifici e rinunce tendendo all’oggetto o al soggetto desiderato senza mai volerlo possedere completamente… Però la passione è tanto altro.

A mio avviso, la passione può completarsi e realizzarsi completamente tra due menti affini, tra due cervelli che si alimentano quotidianamente con nuovi stimoli e traguardi da provare a raggiungere insieme. Il non scontato, la rinuncia alla routine annichilente, il mettersi in gioco scoprendo lentamente e mai del tutto le proprie carte, a mio avviso può essere il segreto per alimentare la passione facendola convivere con l’amore realizzato nella realtà del compiuto.

Come dicevo all’inizio di questo articolo poi, la passione non è solo quella amorosa, ma è anche quella che spinge e motiva l’essere umano a realizzare le cose migliori, a vivere secondo le proprie propensioni, a sentirsi soddisfatto delle proprie azioni… Perché la passione, di qualunque natura sia, è il carburante del motore che muove il mondo.

Appassioniamoci…


                                                                                                             Giovanna Politi

 

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