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Omologazione… E il pensiero che fine fa?

omolog

"L'omologazione è un processo culturale per il quale una cosa o una persona va perdendo le proprie caratteristiche e i comportamenti peculiari, uniformandosi alle tendenze dominanti."

A guardarsi intorno, parrebbe che il diktat oggi sia: "mi conformo, quindi esisto."

I vari inflencers a cui si è dato potere negli ultimi anni attraverso i social, pare che la facciano da padroni, influenzando appunto, gusti e preferenze, tendenze e modi di essere, di vivere, di pensare, indicandoci dove andare in vacanza, come vestirci, cosa mangiare e di quale colore tingere i capelli. Tutto ciò ha una presa enorme sugli adolescenti, ma anche sui giovani e purtroppo non salva nemmeno gli adulti che per essere al passo con i tempi, si adeguano alle tendenze per non essere definiti matusa dalle nuove generazioni.

Ahi, ahi, ahi… E il pensiero critico che fine ha fatto?

Personalmente ho cresciuto i miei figli insegnandogli ad usare la testa e a dare a questa la capacità di sviluppare un pensiero critico; sin da piccoli sono andata ripetendogli che omologarsi significa non dare valore alle proprie idee, seguire la massa come pecorelle perdendo lentamente la propria unicità e quindi il valore della personalità che distingue ognuno di noi per gusti, desideri e soprattutto idee.

Questo dell'omologazione è l'esempio lampante della pseudocultura di massa che sta portando lentamente, anche alla castrazione della fantasia. Mode che si susseguono rapidamente, sempre più velocemente, lasciando così sul campo uomini e donne confusi e sbalestrati. Siamo testimoni della perdita di autonomia intellettuale che colpisce la massa, vittime di questa pseudocultura dedita al marketing. La musica che viene ascoltata non è più quella che piace, che sublima, ma quella imposta dalla tendenza del momento, e lo stesso vale per l'arte, l'abbigliamento, il cibo, il benessere. Tutta l'umanità attinge il proprio sapere da un'unica fonte di distribuzione per la massa, viene imbevuta di una pseudocultura che soffoca inevitabilmente la fantasia, l'immaginazione e la creatività di chi ne fruisce.

Abbiamo smesso di ascoltare noi stessi, di pensare con la nostra testa, di controbattere e di avere opinioni da discutere. C'è un'unica visione omologata della realtà, e non si può opinare. Stiamo andando verso l'intelligenza artificiale, che non vuol dire solo che le macchine ci sostituiranno sul posto di lavoro, ma che dirigeranno la nostra vita, riprogrammando i nostri pensieri e la nostra percezione; lentamente annulleranno il nostro potenziale rendendoci incapaci di esprimere noi stessi, dipendenti dalla tecnologia e da tutto ciò che ne comporta.

Con questo non voglio sostenere che oggi non esista più una cultura di qualità, esiste, ma è di nicchia. È sovrastata dalla pseudocultura di massa. La buona cultura si perde nella grande bolgia dei mass-media, nell'eccesso di informazioni, e quindi le probabilità che arrivi al singolo medio, sono veramente basse. E questo vortice di pseudocultura è talmente veloce e potente che ogni decennio sono sempre più le persone che perdono di vista la vera cultura per diventare succubi della pseudocultura.

Non demonizzo i tempi e i loro "maestri", anche negli anni '80, quando gli influencers non esistevano, i giovani si conformavano usando le Timberland e la minigonna, i Levi's 501 e gli zoccoli l'estate per andare al mare; in un certo senso eravamo arruolati anche noi, ma adesso siamo andati troppo oltre… La ricerca del nostro io è quasi impossibile in una società dove l'unica parola importante è il "noi". "Uguale" è giusto, "Diverso" è sbagliato. Sono guai per chi si discosta, per chi non si omologa, per chi ragiona con la propria testa. Andare contro corrente, essere originali, specie in una delicata età come l'adolescenza, diventa sinonimo di essere strani o, peggio, sfigati, con il rischio di diventare bersaglio per il bulletto di turno.

Far parte di un gruppo che segue invece la moda è una maniera di essere al mondo, di essere come gli altri e quindi di esistere meritando un certo riconoscimento.

E per moda non mi riferisco solamente al modo di vestirsi, può fare tendenza qualsiasi cosa: dai tatuaggi, alla musica, ai piercing, al taglio di capelli, al modo di comportarsi, col rischio d'incappare in cattive abitudini.

Bisognerebbe insegnare ai ragazzi a non omologarsi alla massa. Bisognerebbe dir loro di scommettere su se stessi, benché sia la cosa più difficile e coraggiosa che un adolescente possa fare, e di trovare il coraggio di difendere i propri ideali, senza per questo sentirsi condannato dalla società. Come sosteneva Albert Einstein "Colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla".

"Cogito ergo sum". Penso quindi esisto. Pensiamo allora, abbiamo una testa, usiamola! Abbiamo dei gusti? Esprimiamoli! E se il look che ci rappresenta non è conforme a quello sponsorizzato da Chiara Ferragni, meglio… Perché viva Dio, siamo diversi con gusti ed esigenze differenti. Valorizziamoli e valorizziamoci! Depotenziamo questi fenomeni proponendoci al mondo con le nostre idee e il nostro pensiero, la differenziazione tra gli esseri umani può essere solo una risorsa e un interscambio arricchente. E che a spingerci a visitare gli Uffizi non sia una influencer, ma la nostra sete di sapere che nasce dalla curiosità di una mente fertile e dallo studio, unico mezzo sempre attuale e innegabile per raggiungere la libertà di pensiero e di opinione e per usare la mascherina in tempo di Covid, che a suggerircelo sia il nostro senso civico di responsabilità e non un repper strapagato per farlo. Pensiamoci… Abbiamo facoltà di farlo!

Giovanna Politi

La complicità è la più alta forma d’intesa
Libertà. Esiste forse un dono più grande?

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