Quanta vita sprecata

nel rammentar di te

e respirando,

quando il vento soffia

l’odore di te

nelle mie narici ancora riproduce.

Nell’estasi in cui mi perdo

della campagna autunnale

ancora aleggia

la tua ombra ancora mi compare.

Nel picco sensoriale dell’innevata vetta

dove ben si ode l’eco

che di te ancora mi urla

ancora di te ben mi scandisce il nome,

mi faccio sconvolgere la carne

mentre mi sazio il cuore.

Quanta maledizione in quella congiunzione

che ci vide amare,

quanta beffarda invidia dovemmo suscitare

per poi per secoli pagare un tal gravoso pegno?

L’amore si concede e fugge

e dopo aver stregato

del suo tormento fa ammalare il cuore.

Chiedimi però se mai per un istante

per un istante solo,

desiderai guarire da codesto male?

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